Viticoltura evoluzionistica


[ Pubblicato il : 06/01/2011 8.57.00 ] Evoluzione Agricoltura Progetto agricolo Terra Vergine Natura Ecologia Permacultura Mediterranean Diet Wine Best wine Tuscan wine filosofia agricola Gastrotrainer Vino Viticoltura Vite


In una agricoltura minimamente evoluzionistica parlare di specie autoctone ha poco senso. Sento spesso parlare di pomodori autoctoni, melanzane autoctone, fagioli autoctoni, mais autoctono etc. come se spontaneamente fossero sempre cresciute sui suoli della nostra penisola senza mai sentir dire che queste specie vegetali, se non fosse stata scoperta l'America, non avrebbero mai raggiunto le nostre tavole. A mio parere non penso che 500 anni bastino per definire una specie autoctona. Ogni specie di cui ci nutriamo ha una storia affascinante, e cercherò di raccontarvela andando oltre la sua originaria provenienza.

Per conoscer meglio la storia di ogni singola vite della vigna di casa mia, e per capire quali sono le pratiche agronomiche ottimali da adottare per "allenare" ogni vite ultimamente ho letto il libro "Viticoltura di qualità" di Mario Fregoni. Da qui ho tratto le informazioni che leggerete successivamente che ho trovato molto interessanti.

La vite come pianta ha una storia evolutiva lunghissima (oltre 100 milioni di anni) e come per l'uomo ed i suoi cugini primati, si è evoluta sotto le sembianze di varie specie. Tutti o quasi tutti sanno che la terra madre della specie umana è l'Africa, quindi, nonostante molti dei miei avi siano nati, vissuti e cresciuti nella nostra penisola io non sono un "animale autoctono" o "Italiano autoctono" se preferite, perché una parte del mio DNA è ancora quello dei miei antichi parenti africani;  questo non si può di certo dire per molti cugini africani, i quali da sempre vivono quella terra ed oggi possono di certo definirsi una specie autoctona. Quindi, così come io non sono un Toscano autoctono, anche la vite europea (Vitis vinifera), quella da cui traiamo tutti i nostri grandi vini non è autoctona, in realtà, è di origine asiatica. Basta osservare questo grafico sulla genetica della vite, dove  appare chiaro come molti dei vitigni più utilizzati per la vinificazione di qualità (Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Sauvignon Blanc, Pinot Noir, Chardonnay, Riesling, Muller-Thurgau), che in qualche parte del nostro mondo sono considerati "autoctoni" sono discendenti del Traminer.

 

La viticoltura, ovvero la domesticazione e coltivazione della vite, ha una storia molto più breve di quella della pianta, circa 10.000 anni. La vigna è stata un'invenzione della nostra specie, in maniera autonoma le viti non si organizzano in vigne come fanno le api, che al di la dell'arnia, sentono sempre l'esigenza naturale di organizzarsi in sciami. La viticoltura inizia dopo l'ultima glaciazione nel rifugio Pontico, e si irradia in particolare nella Mezzaluna Fertile (dal Caucaso all'Egitto), indi nel Mediterraneo, e da qui nell'Europa settentrionale. Al concepimento della viticoltura ed al suo perfezionamento hanno contribuito molti popoli, georgici, egizi, ebrei, fenici, greci, romani, prima nell'antico medio oriente e poi nel mediterraneo; essa non è solo frutto dell'intelligenza dei popoli occidentali che oggi si atteggiano a maestri. La viticoltura è quindi conseguenza della vera cultura, che, come è noto, iniziò nell' ex oriente lux. Le successive evoluzioni e i progressi tecnologici degli ultimi due millenni non sono stati fondamentali per la concezione dottrinale della viticoltura, poiché gli antichi scrittori la presentano nella realtà che ancora in gran parte sussiste attualmente. La viticoltura moderna ha solo un secolo e la parte più recente, scientifica, non costituisce certamente l'ossatura fondamentale di questa coltura e cultura; l'orditura della viticoltura era già stata concepita dagli antichi popoli. Le parti filosofiche della viticoltura dell'epoca greco-romano-etrusca sono ancora le basi scientifiche della viticoltura attuale; i grandi vini moderni sono ancora prodotti con la viticoltura impostata dagli antenati dell'era pre-cristiana.

Si è comunque assodato che il genere Vitis ha tre grandi centri d'origine: uno nell'America settentrionale, con qualche estensione nell'America centrale e meridionale; il secondo situato nell'Asia orientale, comprendente Nepal, Cina e Giappone, con qualche estensione nella Malesia e in Australia; il terzo e più importante nell'Asia sud-occidentale (Vitis Vinifera).

Per quanto riguarda la coltivazione della vite e l'uso del vino, il primo documento sicuro si ritrova in una scrittura sumerica della prima metà del III millennio a.C. e più tardi, verso il 2.400 a.C., il vino fa la sua comparsa tra i prodotti che gli Egiziani importavano dalla Siria e da Israele. Un ruolo di primaria importanza nella diffusione della viticoltura e della vinificazione l'ebbero certamente i Fenici che, dalla loro terra, verso il 3.000 a.C., si spinsero in Egitto, Assiria, Grecia, Sicilia, Sardegna, Spagna, in Germania e nell'Africa settentrionale.

In Grecia la nascita della viticoltura è attestata dai vinaccioli fossili di precursori della V. v. sativa che risalgono alla fine del neolitico (3.500-3.000 a.C.) mentre l'uso del vino si fa risalire più tardi, sicuramente intorno al 2.000 a.C.

Per quanto riguarda l'Italia, la viticoltura sarebbe giunta in Sicilia con i colonizzatori egeo-micenei e si sarebbe successivamente diffusa lungo le coste meridionali; alla diffusione nel centro e nel nord della penisola, avrebbero invece contribuito in massima parte gli Etruschi, popolo di probabile provenienza orientale, che possedeva nozioni vitivinicole e agricole molto più evolute degli abitanti della penisola italiana.

Interessante il fatto che ogni società che facesse uso di vino ne avesse istituito anche un suo culto: Dionisio era il dio del vino greco, Bacco quello romano e Fufluns la divinità etrusca.

Durante il periodo romano l'interesse per la vite e la sua coltura andò accentuandosi sempre di più, e con essa si perfezionò la tecnica vitivinicola anche in virtù dei molti schiavi asiatici e greci che affluivano a Roma. Fu grazie ai Romani e all'impero romano che la viticoltura poté maggiormente diffondersi in Europa (Francia, Germania, sino al Danubio). L'impostazione latina, di considerare il vino nella dieta alimentare, è certamente frutto delle tradizioni e della civiltà dei popoli italici che si sono sempre contraddistinti da quelli anglosassoni, amanti del vino come bevanda da dessert o da meditazione.

Ai giorni nostri, così come al tempo dei Fenici la coltura della vite si è diffusa ovunque il clima lo abbia permesso ed ovunque l'uomo l'abbia voluto; Sud Africa, Australia e Sud America sono le ultime parti del mondo colonizzate grazie all'uomo dalla vite.

Per come la penso io è l'interazione fra la pianta e l'ambiente che ne determina la sua sopravvivenza, anche se,  senza l'uomo ed il suo amore verso la vite, pochi vitigni sarebbero in grado di sopravvivere abbandonati a se stessi. Talvolta, il concetto di "autoctono" è utile a fini campanilistici ma fuorviante per la realtà dei fatti.  Con il passar del tempo cambia il clima, l'ambiente, la qualità dei suoli, i vitigni, ma al di la della storia di ogni vitigno, il vino è e rimarrà sempre (almeno lo spero) succo d'uva fermentato.

 

P.S Questo non significa che la biodiversità viticola non sia importante; salvaguardare e continuare a coltivare vitigni in disuso oltre a quelli più prestanti per la vinificazione dovrebbe essere uno degli obiettivi di ogni contadino della vigna. Qui, nel post di Dario Bressanini altre prospettive, con cui mi trovo totalmente d'accordo della viticoltura evoluzionistica


Commenti



Credo che per definirsi autoctono oltre alla storia del vitigno , quindi superiore ai 50 anni ,la percentuale di dna che lo apparenta ad un altro non debba superare 80%.

Il vantaggio di vitigno autoctono è che viene distinto dal consumatore ed in un momento in cui la produzione mondiale e superiore alla richiesta solo questi prodotti di nicchia , di qualità , e unici possono possono trovare spazi per la sopravivenza.

Il vero dilemma per i produttori oggi penso sia :

-usiamo i sistemici o usiamo ogm

-usiamo i vitigni internazionali o quelli autoctoni

Oggi ho fatto visita ad un amico nelle nostre colline . Ha una vigna piccola e antica con ceppi di 50 anni cura pochissimo la vigna così come gli aveva insegnato il padre.Non cura il vino e al calice arriva nettare vivo fresco profumato di melograno. La nostra fortuna è che per me ed il mio amico quel vino dura tutto l’anno.

CIN CIN a tutti…


Inserito da sgarant il Sun, 06 Feb 2011 20:36:02 GMT


Consiglio di leggere questo post sul "Vino naturale" www.enoicheillusioni.com/.../sul-vino-naturale-appunti-sparsi


Inserito da AlbertoFatticcioni il Tue, 11 Jan 2011 15:17:47 GMT



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