Terroiriste: dal suolo all'anima


[ Pubblicato il : 12/08/2011 7.13.00 ] Agricoltura Ambiente e Natura Vino Viticoltura Gastronomia terroir


Mi è sempre piaciuto bere, parlare e studiare di vino. Sarà il fatto che in casa dove son cresciuto non mancava mai sulla tavola del pranzo del bianco, e della cena il rosso. Talvolta compariva pure nelle tavole delle colazioni estive, bianco fresco ma non freddo con pane, pomodori e prosciutto tagliato a mano, del periodo della mietitura del grano, e nei pomeriggi torridi d'agosto, rosso fresco quasi freddo, in cui c'erano da caricare le balle di fieno e paglia. Mio padre passa più tempo in vigna che in ogni altro luogo di questo mondo, e la vendemmia è sempre una grande attesa. L'indecisione al momento della scelta dell'università fu fra gli studi di enologia e quelli delle scienze motorie. Prevalsero le seconde, e son felice della mia scelta, mi hanno dato esperienza di vita, di lavoro, di mondo ed indipendenza economica, ma le passioni son come il rapace di turno, volano sopra di te, ed al minimo pensiero libero ti attaccano, prendendo possesso totale dei tuoi neuroni. Non c'è dubbio che il vino mi sia sempre interessato e piaciuto, ed a questo scopo, a chiunque interessi sapere e pensare di vino, consiglio di leggere il libro di Roger Scruton "Bevo dunque sono" , regalatomi dal mio caro amico Fabio.

Non sono sempre completamente in accordo con Scruton, ma il libro è molto piacevole e contiene delle riflessioni che condivido appieno.

Scruton, come me, si definisce un "terroiriste", nel senso che considera il primo ingrediente di una bottiglia di vino il suolo dove l'uva è cresciuta. Questo definisce il vino ed il suo relativo gusto perchè ne demarca una sua identità; esistono vitigni uguali, ma non esistono suoli identici. Il suolo, l'ambiente, prima di tutto insieme alle mani del viticoltore plasmano il suo gusto. Sembra scontato ma questa banalità è sempre più difficile in quanto molti dei vini che troviamo sugli scaffali, derivano da grandi azidende, con grandi proprietà, con grandi cantine,che non sono in grado di esprimere un'identità pura, vera e propria; si raggiunge senz'altro un livello di qualità medio buono... ma almeno io non cerco questo in un vino. Come si può parlare di identità se le uve derivano da posti fra loro lontani e spesso neanche all'interno della stessa regione?

Per aggirare questo do un consiglio: non comprate vini di grandi aziende vinicole. Comprate vini che derivano da aziende con al massimo 10 ettari di vigneto. Vedrete che l'identità che esprimono, supera quella di un "grand cru", e spesso si trovano a prezzi anche molto convenienti. Se il vino buono sta nella botte piccola, per me il vino buono sta anche nell'azienda piccola. Less is more!

Voglio un suolo preciso nel bicchiere, voglio la sua anima, ed ogni volta che bevo il vino di mio padre ritrovo l'anima di mio nonno in quel bicchiere, che piantò quella vigna, senza nessuno scopo di lucro, senza conoscere i vitigni e senza aver analizzato il suolo. Piantò quella vigna perchè voleva che la sua famiglia potesse bere del vino. Piantò quella vigna per festeggiare la terra, per onorare mia nonna, per abbellire il paesaggio,  perchè quando una persona si scopre uomo, e fa il contadino, deve produrre anche il vino. Lui di certo a questo non ci pensava, lo sto facendo io adesso,  ma lui non rivive in me al cimitero o alla messa la domenica, rivive in me ogni volta che bevo quel vino, che senza quelle viti che lui piantò non sarebbe mai esistito.

Dietro ogni piccola vigna c'è sempre una storia, passione, vita. Non denaro.

Quando comprate un vino, chiedete quanto è grande l'azienda che lo produce.

Nell'azienda piccola sta il vino buono

 

 


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Inserito da Sementi il Sun, 08 Jan 2012 12:25:52 GMT


Il 14 e 15 Novembre sarò al Natural European Wines di Zurigo, manifestazione enologica di grande


Inserito da Alberto Fatticcioni il Thu, 25 Aug 2011 12:07:07 GMT



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