Società del benessere, società del consumo ragionato


[ Pubblicato il : 21/12/2008 9.50.00 ] Filosofia del benessere Società del benessere Qualità della vita


 

 

In questi giorni di riposo forzato, (ho avuto l'influenza), mi sono intrattenuto con un piacevolo libro scritto da Serge Latouche che si intitola La scommessa della decrescita. Qui sotto troverete delle riflessioni che prendono spunto da questa lettura.

Nel libro ho trovato scritto che per una grossa parte della popolazione "occidentale" la felicità è direttamente proporzionale alla quantità di consumo. Questo paradigma si esprime bene con la frase "più spendo e consumo e più sono". Essere in questo caso diventa avere. Il fine ultimo della nostra società non sembra consistere nella "felicità"; questa si verifica solamente in ogni soddisfazione del desiderio da un oggetto ad un'altro. Sembra quasi di analizzare i bambini, che prima vogliono questo, poi quello... ed infine quell'altro altrimenti piangono.

Perdonatemi ma non mi riconosco minimamente in questo spacatto sociale, ma ad osservare la quantità di negozi e di cose inutili che si possono trovare nelle nostre città penso che l'analisi fatta sopra sia senza dubbio realistica.

Ma se "consumare" ci fa davvero stare così bene perchè la salute mentale della nostra società è messa così male? Per sopprimere l'aumento di stress della vita moderna e per fare in modo che si regga in piedi la società dei consumi, i cittadini hanno bisogno di droghe. Da qui l'obesità (patologia più da iperconsumo compulsivo di questa non esiste), la dipendenza dalle sostanze allucinati, l'alcolismo e la nuova dipendenza moderna...l'uso abuso di ansiolitici e di antidepressivi.

Ma dov'è finita la qualità della vita?

Parliamo spesso di qualità della vita... ma che cos'è la qualità della vita?

Io non penso assolutamente che sia direttamente correlabile alla quantità di consumo... 

Io per qualità della vita intendo l'attitudine umana di fruire liberamente di spazi vitali, spazi mentali, spazi intellettuali, spazi fisici, spazi relazionali e spazi lavorativi a seconda delle proprie necessità ed a seconda dei bisogni del momento. Per spazio vitale intendo la libertà umana di avere dei tempi da dedicare a se stesso per fare quel che si voglia. Per spazio mentale intendo la libertà di pensare a cosa voglio. Per spazio intellettuale intendo la libertà di esprimere agli altri quello che voglio proprio come sto facendo adesso in questo blog. Per spazio fisico intendo la libertà di avere dei luoghi materiali dove la persona sia veramente libera di fare quello che vuole. Per spazio relazionale intendo la libertà di vedermi e di interloquire con chi voglio.

Esiste però uno spazio ingombrante con il quale tutti quotidianamente dobbiamo confrontarci, ed è l'ultimo menzionato, lo spazio lavorativo. Il problema è che è sempre più difficile raggiungere un equilibrio tra vita lavorativa ed un'armoniosa esistenza poichè la logica della nostra società induce ad occuparsi sempre di più del lavoro e sempre meno della vita individuale. Per quanto lavorare ai ritmi moderni possa essere appagante, sacrifichiamo al suo altare aspetti significativi: intere parti del nostro menage familiare, delle nostre amicizie, della nostra vita collettiva... di noi stessi. Lo spazio lavorativo ha oramai fagocitato tutti gli altri.  

Per consumare dobbiamo lavorare, per lavorare dobbiamo rubare tempo al notro spazio vitale. Più si consuma meno tempo si ha per noi. Quindi meglio consumare meno ed in maniera più oculata...

Se vogliamo costruire una società del benessere non consumiamo a caso, molti beni che ci propinano sono totalmente inutili e rubano con il suo acquisto spazio alla nostra vita. Ognuno di noi è può dare il via ad un circolo virtuoso di azioni in grado di renderlo felice, e di migliorare la qualità della vita.

Iniziate a tagliare i consumi "inutili", spendendo meno potrete lavorare di meno e riguadagnerete un po del vostro spazio vitale!

 

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Personal Trainer Firenze 



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