Se volete allungare la vita fatevi un orto


[ Pubblicato il : 15/03/2009 5.22.00 ] Filosofia del benessere Agricoltura Ambiente e Natura Società del benessere Qualità della vita Downshifting Semplicità volontaria Longevità


Mio padre fra i suoi pomodorini nel suo orto 

Non importa dove ma fatelo. Sul balcone, sul davanzale della vostra finestra, in un parco pubblico, in campagna o nel bosco. Se volete allungarvi la vita fate come mio padre nella foto qui sopra, fatevi il vostro orto.

Coltivare un orto o prendersi cura di fiori e piante nei terrazzi o in giardino allunga la vita. E' il risultato di uno studio dell'Università di Uppsala in Svezia, durato ben 35 anni ed ora pubblicato sul British Medical Journal di marzo. Secondo i ricercatori chi fa giardinaggio, il quale sforzo è paragonabile ad un'attività sportiva di modesta intensità guadagna circa un anno di vita rispetto chi rimane inattivo, ma chi raggiunge livelli di attività più intensa può guadagnare oltre due anni anche se l'impegno deve durare almeno dieci anni prima di vedere un effetto statisticamente significativo.

Se in Italia sono sempre più numerosi i comuni che mettono a disposizione piccoli appezzamenti da assegnare per la coltivazione soprattutto a pensionati, negli Stati Uniti l'orto in terrazzo sta appassionando l'upper class con insalate e pomodori che crescono anche sui tetti di grattacieli e case di New York, San Francisco, Boston. In Gran Bretagna il National Trust che si occupa della gestione del patrimonio culturale del Regno Unito, ha messo a disposizione dei cittadini mille appezzamenti di terreni in grado di produrre 2,6 milioni di cespi di lattuga.

E in Italia? Secondo lo studio della Coldiretti è un hobby che coinvolge più di uno su quattro con età compresa tra i 25 e i 34 anni e quasi la metà degli over 65. A livello territoriale il fenomeno è molto diffuso al nord (Veneto, Valle d'Aosta, e Friuli Venezia Giulia) dove interessa oltre il 50 per cento della popolazione e meno nel mezzogiorno dove si scende su valori inferiori al 25 per cento.

Inoltre, producendo in proprio, al di fuori del mercato, si riduce l'impatto economico e si ottiene una certa forma di soddisfazione personale. Produrre in proprio rende ognuno di noi un attivista nel mondo dell'ecologia in quanto si riducono le confezioni di platica e cartone, i conservanti, il trasporto, l'inquinamento ambientale.

Avete la possibilità di autoprodurvi alimenti di grossa qualità, biologici e nutrienti. Autoproducendo le verdure di cui abbiamo bisogno possiamo guadagnare tempo di vita, riducendo le interminabili code al supermercato.

Inoltre coltivare l'orto unisce il divertimento alla produttività; è piacevole ed utile, e regala la piacevole sensazione che ti stai prendendo cura di te. E poi non c'è bisogno di andare a fare la spesa perchè le verdure sono li, pronte, fresche, appena fuori casa.

L'altra bella cosa è che il vostro orto è soltanto vostro: non ci sono al mondo due orti identici; sono come le impronte digitali. Siete voi a scegliere la verdura da impiantare, la varietà, la disposizione, le sementi da seminare. Ci siete voi in ogni lombrico, in ogni granello di terra, in ogni ortaggio, in ogni erbaccia.

Fare l'orto è qualcosa di profondamente creativo, mentre la spesa al supermercato è profondamente non creativa. Nell'orto siete voi a fare tutto, al supermarket, ogni cosa è già stata fatta per voi.

Fare l'orto è qualcosa di più che fare movimento, è qualcosa di più che autoprodursi del cibo sano. Provate, anche se in casa avete poco spazio, per partire è sufficiente un vaso, del terriccio e dei semi o delle piantine. Basterà il sole che penetra sul balcone ed un poco d'acqua ogni due giorni per vedere i frutti del vostro lavoro.

 

 

 

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Commenti



Ho conversato piacevolmente in chat con una lettrice del blog. Seguendo alcuni consigli che ho scritto


Inserito da Alberto Fatticcioni il Thu, 20 Jan 2011 16:01:05 GMT


www.sustainweb.org/londonfoodlink


Inserito da AlbertoFatticcioni il Tue, 07 Dec 2010 15:16:31 GMT


http://www.capitalgrowth.org/


Inserito da AlbertoFatticcioni il Tue, 07 Dec 2010 15:15:15 GMT


IN recente studio pubblicato dal London Assembly, organismo di controllo che vigila sull'attività del sindaco, è emerso che il 75% di tutta la frutta e la verdura venduti a Londra passano dalla grande distribuzione. Questo significa che il fruttivendolo dietro casa sta diventando qualcosa di molto raro, e in molti si stanno rimboccando le maniche per coltivare gli ortaggi nel proprio giardino o nel parco locale.

Incrementare la quantità di cibo prodotto localmente ha un senso in termini economici in un periodo di aumento dei prezzi dei generi alimentari, ed è anche sostenibile per l'ambiente e per la nostra salute. Consumare verdure fresche e di stagione ci assicura infatti una percentuale di nutrienti più elevata rispetto a quelle acquistate nei supermarket. Proprio l'aumentare l'accesso ai prodotti locali nelle aree urbane sta alla base della campagna Capital Growth 2 che è stata lanciata il 4 Novembre 2008 a Londra dal sindaco Boris Johnson insieme a Rosie Boycott, presidente agguerrita (il cognome infatti calza a pennello) di un nuovo organo municipale - il London Food - il quale coordina una serie di progetti volti a rivoluzionare il rapporto dei londinesi con il cibo.

Capital Growth si propone di individuare, mappare e ridistribuire gli appezzamenti di terreno intorno Londra che potrebbero essere utilizzati da gruppi di aspiranti giardinieri per il proprio fabbisogno o per conto della loro comunità locale. Oltre ad offrire agli interessati supporto finanziario per la fase iniziale, viene offerta anche una formazione di base per la gestione di un orto urbano. Molte delle realtà che hanno già aderito sono costituite da sedi di quartieri e comuni, scuole, ospedali, zone residenziali e parchi. La pratica dell'agricoltura urbana non è una novità e viene predicata da anni nella capitale in primis dal London Food Link, il quale raccoglie tutte le organizzazioni e gli individui che si occupano di promuovere un sistema alimentare più sostenibile ed etico per Londra. I membri di questo network sono i più disparati, sono agricoltori o scrittori, ristoratori o dirigenti di comunità. Anche gli allotment (orti urbani) sono una tradizione che risale all'epoca Vittoriana ed ai quali si ha accesso attraverso delle graduatorie comunali: Capital Growth sta aiutando anche queste organizzazioni ad espandersi e rinforzarsi incoraggiandone la nascita di nuove.

Un altro lato etico della medaglia è che Capital Growth è legato a filo diretto con le Olimpiadi che si terranno nell'estate del 2012 a Londra. Il sottotitolo del progetto infatti è "2012 nuovi spazi per coltivare cibo per Londra entro il 2012", l'intento del sindaco è quello di riuscire ad arrivare a 2012 nuovi spazi proprio in tempo per i giochi olimpici, in modo da poter sostenerli dal punto di vista alimentare solo con il cibo proveniente dalla capitale. La missione è ambiziosa, ed è stato recentemente proposto di allargare CG alle aree più simboliche della città convertendo le aiuole inutilizzate intorno alla Torre di Londra, al Marble Arch, e sul terrazzo della galleria Hayward in spazi pubblici per la coltivazione dei vegetali, in modo da rappresentare simbolicamente un modello di vita sostenibile. La London Development Agency ha finanziato inizialmente il progetto per una cifra di 87.000 sterline, fondi che sono stati raddoppiati nel giro di poco più di un anno. Per il momento CG può contare su 611 spazi. Ce la faranno ad arrivare a raccogliere 2012 orti urbani? Per saperlo dovremo aspettare l'inizio dei giochi olimpici.

La notizia in versione originale potete trovarla a questo link www.repubblica.it/.../premio_rinnoviamoci_orti_urbani_londra-9882276


Inserito da AlbertoFatticcioni il Tue, 07 Dec 2010 15:08:21 GMT


Sembrerà strano ma a quanto pare anche Obama, così come mio padre, alla Casa Bianca sta allestendo il suo orto.

WASHINGTON Nel giardino della Casa Bianca, dove Jacqueline Kennedy si aggirava lieve a respirare il profumo delle rose piantate come omaggio floreale aper la suocera, Rose Fitzgerald, Michelle e Barack Obama - racconta il New York Times - stanno allestendo un orticello. Broccoli e zucchine per dire no al colesterolo, invito a un desco più sano, rispettoso dei trigliceridi, ma anche segnale di un'altrettanto sana autarchia commerciale. Un "orto di guerra" che segna una ferma e agreste rottura con il passato più recente, troppo connotato da junk food.

Una fissazione, quella del neopresidente, che si concretizza nella rinnovata attenzione al miglioramento della sicurezza alimentare negli Stati Uniti. A tal proposito, Obama ha nominato il nuovo responsabile della Food and Drug Organization (Margaret Hamburg, un destino nel cognome) e ha assicurato il suo impegno ad aggiornare leggi datate. "Quando, all'inizio dell'anno, ho sentito di prodotti alle arachidi contaminati - ha detto Obama pochi giorni fa - ho pensato immediatamente a mia figlia Sasha, di 7 anni, che almeno tre volte alla settimana mangia panini al burro d'arachidi. Nessun genitore dovrebbe preoccuparsi che il proprio figlio possa stare male a causa del pranzo".

Intanto, la first lady Michelle ha importato nella sua nuova dimora la tendenza del mangiare local, ovvero il consumo di cibi prodotti o allevati a distanza sostenibile da casa. Frutta e verdura fresche vengono consegnate alla Casa Bianca da fattorie del vicino Maryland, del New Jersey, della Pennsylvania. Con il paese che combatte una epidemia di obesità e una passione incontrollabile per cibi grassi, bibite iperzuccherate e piatti troppo salati, l'obiettivo di Michelle è cristallino: alimenti freschi e nutrienti non sono un appannaggio esclusivo delle elite, ma componenti essenziali della dieta di ogni famiglia.

L'approccio dietetico di Michelle ha mandato in fibrillazione siti web come La Vida Locavore o Gristmill che si fanno paladini di un'agricoltura sostenibile e del consumo di alimenti che non devono essere spediti dall'altra parte del mondo (dalla California, dalla Florida o dal Centro e Sud America nel caso degli Stati Uniti) sprecando ettolitri di combustibili fossili prima di arrivare in tavola.

E' stato per questo che in una delle sue ultime apparizioni in pubblico, parlando ai dipendenti del Dipartimento dell'Agricoltura, la first lady ha lodato il lavoro dei "community garden", gli orti comunitari di quartiere che interrompono la monotonia del cemento e "forniscono frutta e verdura a tante comunità del nostro paese e nel mondo. Quando il cibo viene cresciuto localmente, ha un sapore migliore e questo è importante quando hai bambini: dai loro una carota veramente dolce, e penseranno che sia una caramella". E salute e linea sono salve.

La notizia in versione originale potete trovarla a questo link www.repubblica.it/.../obama-alimentazione.html


Inserito da AlbertoFatticcioni il Mon, 16 Mar 2009 18:33:29 GMT



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