Se disponessimo di maggiori informazioni riguardo ai prodotti che compriamo, cambierebbe qualcosa?


[ Pubblicato il : 19/05/2009 7.17.00 ] Nutrizione Prevenzione Filosofia del benessere Agricoltura Alimenti e cibi Obesità Alimenti e cibi cattivi Società del benessere Qualità della vita Ipertensione Cibo spazzatura Trasparenza radicale


Organic food

Leggendo l'interessantissimo libro Intelligenza Ecologica  di Daniel Goleman  ho potuto riflettere su quanto la grande distribuzione organizzata, può influenzare un meccanismo virtuoso di acquisti "salutari". Solo una piccola parte dei consumatori, al momento del fare la spesa, sembra essere guidata da considerazioni sull'impatto che gli alimenti possono avere sulla salute.

Visto l'epidemia di patologie cronico degenerative, un "consumo salutare" potrebbe innalzare enormemete lo stato di salute della popolazione. Ma nonostante i consigli di nutrizionisti, medici ed operatori del benessere sul che cosa mangiare, a quanto pare, le campagne di informazione per la salute a tavola non bastano a far aumentare i numeri degli acquisti intelligenti.

Dunque, quale metodo potrebbe funzionare?

L'esperimento dell'Hannaford Brothers Company, la catena di supermercati del Maine, negli Stati Uniti, ci offre alcune utili lezioni su come possiamo rafforzare il nostro "consumo intelligente". Un giorno i clienti hanno trovato, vicino alle etichette dei prezzi dei generi alimentari, alcune piccole stelle che esprimevano un giudizio sul valore nutrizionale di ciascun prodotto.

Una stella significava che il prodotto era "buono", due stelle "più che buono", tre stelle "ottimo". Per assegnare un giudizio ai valori nutrizionali degli alimenti, la catena Hannaford aveva collaborato con un gruppo di esperti nutrizionisti provenienti da istituzioni come Harvard e la Tufts University. I cibi guadagnavano punti per la presenza di vitamine, cereali integrali, fibre, antiossidanti, grassi salubri etc.., e ne perdevano per ingredienti come grassi saturi e trans, zuccheri, sale, coloranti, conservanti, aromi artificiali etc... 

La Hannaford ha valutato 25.500 alimenti con la formula risultante da questa assegnazione di punti. Numerosi prodotti propagandati dalle loro rispettive aziende come "scelte salutari" non hanno di fatto ricevuto nemmeno una stella (nella maggior parte dei casi perchè contenevano troppo zucchero e sale). Per farvi capire illivello medio dei cibi che si trovano sugli scaffali dei supermercati, solo il 28% dei prodotti presenti hanno guadagnato almeno una stella; il resto non ne ha ottenuta nessuna.

La cosa più importante è che i consumatori hanno prestato attenzione a questa iniziativa. Un sondaggio tra i clienti della Hannaford ha rilevato che 4 su 10 ricorreranno piuttosto spesso al rating per orientarsi nei loro acquisti, e i dati di vendita hanno mostrato sostanziali variazioni nelle loro decisioni su che cosa comprare. Secondo le stime Hannaford, tali variazioni erano basate su circa un miliardo di singole decisioni di acquisto.

Nel primo anno in cui questo sistema di rating è stato introdotto, nei supermercati della catena le vendite dei prodotti a tre stelle, quelli migliori dal punto di vista nutrizionale, sono cresciute, mentre quelle con due, una o nessuna sono diminuite. Le vendite dei tagli di carne magra a tre stelle sono aumentate del 7%, mentre quelle del manzo tritato (senza stelle), sono calate del 5%. Complessivamente, i cibi confezionati contrassegnati dalle stelle, hanno registrato un balzo nelle vendite maggiore di due volte e mezza rispetto a quello dei prodotti non oggetto di rating.

Il sistema delle stelle, oltre ad aver rappresentato un vantaggio diretto per il consumatore (ne ha giovato la salute), ha determinato anche dei vantaggi economici per la Hannaford stessa, in quanto, aumentando il tempo medio che ogni cliente ha trascorso nel fare la spesa è aumentato anche il volume di affari totale perchè più tempo si passa all'interno di un supermercato e più si compra.

Rendere l'informazione direttamente accessibile ai consumatori potrebbe determinare un circolo virtuoso che andrebbe a vantaggio dell'intera collettività; innanzitutto migliorando lo stato di nutrizione globale della popolazione diminuirebbero anche le patologie derivanti da un'errata alimentazione (obesità, diabete, ipertensione, infarto, ictus, etc..), che mai come oggi stanno flagellando il nostro sistema sanitario nazionale (meno malati significherebbe anche più risorse da destinare ad altre voci della spesa pubblica). Inoltre, le aziende "insalubri" che soffrirebbero di una eventuale crisi da spostamento della domanda sarebbero incentivate a migliorare la qualità dei loro prodotti, con conseguente investimento nella ricerca di soluzioni nuove.

Ogni singolo acquisto, aggregato a tutti gli altri, diventa l'equivalente di un voto sulla natura dei beni acquistati. E quando le imprese rispondono apportando un numero via via crescente di miglioramenti richiesti dai consumatori, questi ultimi possono sentirsi più forti. Dire che ciò che compro io non conta niente è come dire che ilmio voto alle elezioni non conta. Sono solo i nostri acquisti a muovere la macchina industriale. Le aziende difficilmente presteranno attenzione alla salubrità ed alla qualità delle materie prime dei loro prodotti, a meno che non siano gli acquirenti a preoccuparsene.

 

C'è il bisogno di una "trasparenza radicale"...

 

www.albertofatticcioni.com

Personal Trainer Firenze   


Commenti



Purtroppo nel libro non vengono descritte le modalità di individuazione dei nutrienti. Sarebbe molto interessante conoscere l'algoritmo che sta alla base del sistema di rating ma per ora non son riuscito a trovarlo da nessuna parte...

Nel libro inoltre non è specificato se nell'elaborazione dell'algoritmo è considerato anche la qualità della terra, dell'acqua di cui gli alimenti si sono nutriti. Penso di no, anche se la qualità della terra, con tutti i suoi microrganismi e la sostanza organica che l'arricchisce (molti terreni sono poveri in sostanza organica che migliora la qualità della terra e sono  "contaminati" da pesticidi e fertilizzanti sintetici) è alla base per la qualità e la sicurezza degli alimenti.

Tutti dovrebbero leggere Dan Dennet... e il prima possibile lo farò anch'io!


Inserito da AlbertoFatticcioni il Thu, 28 May 2009 11:34:08 GMT


Vengono descritte le modalità di individuazione dei nutirenti nel libro? Quale le procedure di valutazione? ...e, non per ultimo, viene tenuti in giusta considerazione la terra di coltivazione che deve essere viva, sana, biologicamente attiva in somma ancora non ho un'espressione per una cosa che dovrebbe essere scontata ma nella realtà della produzione industriale, ma non solo, non lo è. Tu hai un nome scientifico  per una "terra madre".

Son contenta che l'ho hanno fatto alla Tufts, al dipartimento di filosofia lavora il grande Dan Dennett.


Inserito da karin il Wed, 20 May 2009 15:03:19 GMT



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