La lettura delle traiettorie, un'euristica dello sguardo


[ Pubblicato il : 01/06/2009 4.34.00 ] Allenamento Neuroscienze Calcio Allenamento Golf Allenamento Calcio Caccia


 

Come fa un giocatore, come in questo meraviglioso goal di Marco Van Basten, ad acchiappare una palla al volo nel calcio o nel baseball? Se lo chiedi ad un professionista, probabilmente farà una faccia stupita e dirà di non averci mai pensato. Dirà che è istinto, che l'ha fatto e basta.

Prendere una palla al volo è un processo logico come per esempio risolvere un'equazione matematica oppure è un processo intuitivo?

In questo post, sulla base degli interessanti spunti che ho trovato nel libro "Decisioni intuitive" di Gerd Gigerenzer  cercheremo di dare una risposta a questa domanda, ma una cosa è certa, dal punto di vista mentale, la lettura delle traiettorie è uno dei processi cognitivo-motori più complessi che il nostro cervello sia in grado di elaborare.

 

Il biologo Richard Dawkins nel suo pregevole libro "Il gene egoista" scrive:

Quando un uomo lancia una palla in aria e la riprende si comporta come se avesse risolto un insieme di equazioni differenziali per prevederne la traiettoria. Può anche non sapere che cosa sia un'equazione differenziale né essere interessato a saperlo, ma questo non inficia la sua abilità di gioco; a livello inconscio stanno succedendo cose che equivalgono ai calcoli matematici.

 

Calcolare la traiettoria di una palla non è cosa semplice, basta osservare la quantità di errori che vengono commessi da allenatissimi atleti professionisti in ogni competizione sportiva; quante volte avete visto un portiere di calcio non prendere la palla in uscita? Quante volte avete visto il vostro beniamino lisciare la palla a colpo sicuro? Quante volte il vostro tennista del cuore ha sbagliato uno smash?

In teoria le palle hanno traiettorie paraboliche, e per prevedere la parabola giusta il cervello del giocatore dovrebbe stimare la distanza iniziale, la velocità iniziale e l'angolo di lancio della palla. Ma nel mondo reale le palle ruotano su se stesse e sono soggette alla resistenza dell'aria e alla direzione del vento, per cui non percorrono mai delle parabole. Il cervello, quindi, dovrebbe stimare anche velocità e direzione del vento in ogni punto del volo per calcolare il percorso risultante, nonché il punto di ricaduta al suolo, e tutto in quei pochi secondi da quando la palla è stata lanciata.

La mente, così, risolverebbe un problema complesso con un processo complicato: questa è la teoria corrente ma quando la si è controllata sperimentalmente è venuto fuori che i giocatori non erano affatto bravi a stimare dove sarebbe caduta la palla. (Babler, Dannemiller 1993; Saxberg 1987; Todd 1981)

Esiste una regola conosciuta, usata dai giocatori per acchiappare la palla? Gli studi sperimentali hanno dimostrato che in realtà i più esperti ne usano diverse; una di queste è l'euristica dello sguardo (il termine euristica è di origine greca e significa "ciò che serve a trovare o scoprire", un'euristica è veloce e scarna, cioè usa solo un'informazione minimale per risolvere un problema), che funziona nei casi in cui la palla è già in volo:

 

"Fissa lo sguardo sulla palla, mettiti a correre e regola la tua velocità in modo da tenere costante l'angolo dello sguardo".

 

Per angolo dello sguardo si intende l'angolo fra l'occhio e la palla rispetto al suolo. Un giocatore che usa questa regola non ha bisogno di misurare né il vento né la resistenza dell'aria né l'effetto di rotazione né le altre variabili causali, perché tutti i fatti pertinenti sono già presenti in un'unica variabile: l'angolo dello sguardo. È da notare che un giocatore che usa l'euristica dello sguardo non è in grado di calcolare dove la palla toccherà terra, però l'euristica lo porta proprio li.

 

L'euristica dello sguardo funziona quando la palla è già in volo, ma, se non è ancora partita, al giocatore basterà cambiare l'ultimo dei tre "pezzi" della sua strategia (Mc Beath et al. 1995, Shaffer et al. 2004)

 

"Fissa lo sguardo sulla palla, mettiti a correre e regola la tua velocità in modo che l'immagine della palla salga a velocità costante"

 

In questo caso la logica intuitiva è ben evidente. Se il giocatore vede la palla salire sempre più veloce dal punto in cui è stata colpita, farà bene ad arretrare, perché la palla toccherà terra più indietro rispetto alla sua posizione del momento; se la palla sale a velocità decrescente, lui dovrà invece correrle incontro; infine se sale a velocità costante, si trova già nella posizione giusta.

 

A questo punto siamo in grado di capire come fa uno sportivo a colpire la palla al volo. Sebbene molti pensino, sbagliando (Dawkins citato sopra compreso) che gli atleti calcolino con fare neuronale "matematico" una traiettoria, di fatto i giocatori si affidano inconsciamente ad una euristica molto semplice che dice loro a che velocità devono correre.

Gran parte dei giocatori sono inconsapevoli dell'euristica dello sguardo, nonostante la sua semplicità; ma una volta divenuta consapevole la motivazione alla base di una percezione intuitiva, questa può essere insegnata.

 

L'euristica dello sguardo e altre strategie affini funzionano per una classe di problemi legati all'intercettamento di oggetti in volo, che nell'era contemporanea trovano la sua maggiore applicazione in tutti gli sport con la palla o con oggetti da intercettare. Dal punto di vista evoluzionistico, la capacità di leggere le traiettorie ed intercettare un oggetto ha avuto un valore di adattamento fondamentale nella storia dell'uomo, e lo sviluppo di una innata euristica dello sguardo è da ricondursi alla caccia: l'uomo è stato sia preda che predatore. Per uccidere qualsiasi altro animale con qualsiasi oggetto, che sia una lancia, una pietra scagliata o un arco, era fondamentale prevedere la traiettoria degli spostamenti della preda. Ma anche per sopravvivere da eventuali aggressioni provenienti dall'alto, come nel caso di un rapace di grossa taglia, o nel caso di aggressioni da parte di altri esseri umani con pietre o bastoni scagliati con l'intento di uccidere era fondamentale saper leggere la traiettoria dell'oggetto per schivarlo, pena la vita.

 

Va detto, però,  che l'euristica dello sguardo non funziona con tutti i problemi di intercettazione: come dicono molti giocatori, la palla più difficile addosso è quella che ti viene incontro dritta, una situazione, questa, in cui l'euristica dello sguardo non serve più.

 

L'euristica dello sguardo è un esempio di come si possa gestire con facilità un problema complesso, davanti al quale nessun robot riuscirebbe a stare alla pari con un umano: noi, siamo in grado di ingnorare ogni informazione causale utile a computare la traiettoria della palla e ci concentriamo su un solo dato, l'angolo dello sguardo. Ha una motivazione miope, basata sulla variazione incrementale anziché sull'ideale di calcolare prima la traiettoria giusta e poi agire sulla base di questo calcolo... ma funziona!

 

Le strategie basate sulle "variazioni incrementali", rappresentano quella perfetta imperfezione biologica che contraddistingue la nostra specie dalle macchine "intelligenti" (robot, computer etc..) che stiamo creando. Qualunque cosa facciate ci sarà sempre una scorciatoia "intuitiva" in grado di portarvi dove volevate arrivare.  

 

In ultima istanza vorrei ricordare una cosa fondamentale: la lettura delle traiettorie è allenabile, e dovrebbe essere una costante nell'allenamento dei giovani sportivi, in tutti quegli sport dove saper leggere la traiettoria di un oggetto può fare la differenza.

 

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