Il lupo e il filosofo


[ Pubblicato il : 09/05/2011 7.23.00 ] Evoluzione Neuroscienze Natura selvaggia Filosofia


Sto leggendo con molto piacere il libro di Mark Rowlands dal titolo "Il lupo e il filosofo - lezioni di vita dalla naura selvaggia".

Ammetto che ho comprato questo libro un po per caso, senz'altro sottovalutandolo nei sui contenuti, senza conoscere l'autore ed esclusivamente perchè mi aveva colpito la frase presente nella copertina posteriore del libro:

"Credo di aver capito perchè ho amato Brenin così tanto e perchè sento così dolorosamente la sua mancanza, adesso che non c'è più. Lui mi ha insegnato una cosa che non avrei mai appreso con i mezzi dell'istruzione ufficiale, cioò che in una qualche antica parte della mia anima viveva ancora un lupo."

Mi son riconosciuto subito in quel richiamo a qualcosa di selvatico che si trova dentro di noi; non l'ho mai nascosto, senz'altro la mia infanzia rurale vissuta allo stato brado, oltre a tanti difetti comportamentali mi ha lasciato in intimo contatto con quella parte selvatica che ognuno di noi porta dentro, iscritto nel DNA del nostro essere scimmia uomo. Ma iniziando a leggere il libro ho capito che le sue parole erano qualcosa di più che un inno alla wilderness.

Queste sono alcune delle frasi che mi hanno fatto riflettere sulla nostra natura animale e sul nostro essere uomo:

"Se volessi definire gli esseri umani con una parola direi: gli uomini sono quegli animali che credono alle storie che raccontano su se stessi. In altri termini, gli esseri umani sono animali creduloni"

"Il lupo ci dice che ciò che conta nella vita non è mai una questione di calcolo. Ci ricorda che ciò che ha davvero valore non può essere quantificato o barattato. Ci rammenta che a volte dobbiamo fare ciò che è giusto, quali che siano le conseguenze."

 Ma la cosa di cui son rimasto più felice è quella di esser venuto a conoscenza dell'embodied and embedded cognition, ovvero la cognizione incorporata e inclusa. Questa teoria filosofica delle scienze cognitive, molto vicina alla mia visione delle cose afferma che i comportamenti intelligenti derivano dalla relazione intercorrente fra il corpo, la mente ed il mondo circostante. Mente, corpo e ambiente di vita (mondo) sono fattori che in maniera eguale influenzano tutte le espressioni comportamentali che noi chiamiamo "intelligenza". Fra ognuna di queste parti, che per motivi pratici di studio abbiamo scisso, c'è una coevoluzione e codeterminazione reciproca che influenza l'evoluzione di ogni individuo.

Secondo questa teoria, le attività mentali non hanno meramente luogo nella nostra testa, non sono meri processi cerebrali, ma coinvolgono anche le attività che svolgiamo nel mondo: in particolare la manipolazione, la trasformazione e lo sfruttamento di strutture ambientali pertinenti. Istintivamente, ho sempre affermato che per poter essere, bisogna saper fare. Per saper fare intendo ogni abilità manuele, fisica, pratica alla quale ci si sente portati, e dalla quale ci sentiamo attratti. Ho sempre trovato un gra piacere nell'usare il mio corpo, e la mia manualità per degli scopi pratici; coltivare, cucinare, intagliare legno, creare forme con le pietre. Anche lo sport, in qualche modo può essere considerato una forma di manipolazione dell'ambiente esterno, ed è per questo che ci da tutto questo piacere.

La notevole memoria naturale delle culture primitive, e di conseguenza le attività manuali correlate, si indebolisce a mano a mano che ci si affida sempre di più alla scrittura come mezzo per conservare i propri ricordi. Ma la scittura, allo stesso tempo, è importante per conservare le informazioni da tramandare di generazione in generazione. Molti di noi sanno leggere, sanno ricordare, ma ognuno di quei processi mentali, se sono riferiti alla pratica, non possono portare ad un accrescimento individuale se non vengono espressi attraverso il corpo nel mondo dove si vive. L'esempio classico potrebbe essere quello dei libri di ricette per cucina; questi non sono altro che riassunti di prove empiriche pratiche che sono stati messi su carta per essere conosciuti, tramandati e rifatti. Mia nonna non ha mai letto una ricetta su un libro (a malapena sa leggere) ma era una cuoca eccezzionale, molte persone hanno le case piene di libri di cucina ma si affidano sempre ai cibi pre-pronti per mangiare. Magari, discorrendo con mia nonna, avrebbero potuto dare una parvenza di gastronomo di elevato livello, solo perchè avevano letto dei libri, ma a prove fatte, se l'avessi messi davanti alla preparazione di una banale pasta al pomodoro (che in realtà banale non è) non avrebbero ottenuto il solito risultato gastronomico di mia nonna. Che cosa può insegnarci questo?

La teoria è estremanete importante, ma deve coevolversi con un approccio pratico del nostro comportamento con il corpo e con il mondo. Molti di noi si costruiscono castelli teorici, senza mai provare se in pratica possono stare insieme. Lo sviluppo della scrittura, della diffusione delle informazioni, dell'inibizione alla vita pratica sta avendo un effetto sulla memoria, e sulle attività mentali molto profondo. E questo Rwlands, paragonando l'evoluzione parallela che hanno avuto cani e lupi ce lo descrive molto bene nel suo libro:

"Per farla breve, il cane è stato incluso in un ambiente molto diverso da quello del lupo e di conseguenza i suoi processi psicologici e le sue capacità si sono sviluppati in modi diversi. In particolare, il cane è stato costretto a puntare su di noi e, cosa ancora più importante, ha sviluppato la capacità di usarci per risolvere i suoi problemi, cognitivi e non. Per i cani noi siamo utili dispositivi per l'elaborazione delle informazioni. Noi uomini siamo parte della mente estesa del cane. Che cosa fa il cane quando si trova di fronte ad un problema meccanico che non riesce a risolvere? Si procura il nostro aiuto. (...)L'ambiente del lupo seleziona in base all'intelligenza meccanica. Ma l'ambiente del cane seleziona in base alla capacità di usare noi uomini. E per usarci i cani devono essere in grado di leggerci. Quando un cane intelliogente deve affrontare un problema insolubile, la prima cosa che fa è guardare il volto del suo padrone: culturalmente inserito in un mondo di magia, trova la cosa naturale. Ma a un lupo non succede la stesa cosa. La chiave per addestrare un lupo è convincerlo a fare qualcosa."

Siate meno cani e più lupi. Siate meno teorici e più pratici. Contate più su di voi e meno sugli altri. Voi, la vostra mente, il vostro corpo ed il vostro mondo ne saranno felici.



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