Che cosa può accadere quando l'uomo diventa schiavo dei propri animali?


[ Pubblicato il : 17/04/2009 6.57.00 ] Agricoltura Ambiente e Natura Terra Vergine


Una bella mucca 

Si parla spesso di allevamento, di maltrattamento animale, ma non si parla mai delle ricadute che l'allevamento animale può avere sulla vita dell'uomo. Le scelte relative al "cosa" allevare ed al "come" allevare possono avere delle ripercussioni dirette sulla vita dell'uomo e di una società, tanto da determinarne la sua sorte.

Sul libro di Jared Diamond dal titolo "Collasso, Come le società decidono di vivere o morire" ho tratto queste importanti osservazioni di carattere antropologico sulle quali, insieme a voi, voglio ragionare. 

Uno dei motivi che ha portato alla scomparsa della prima civiltà Groenlandese è stato l'ostinarsi in una attività che non era sostenibile dall'agrosistema groenlandese, l'allevamento di mammiferi, in particolar modo bovini e maiali.

La Groenlandia è stata colonizzata per la prima volta da vichinghi norvegesi intorno al 980 d.C. circa. I norvegesi raggiunsero la Groenlandia in un momento propizio per la crescita del fieno e per la pastorizia, che fa riferimento all'epoca climatica del "periodo di caldo medioevale", compreso fra l'800 e il 1300 d.C. dove il clima era relativamente mite e simile a quello attuale. Il futuro freddo fu un disastro per i groenlandesi che dipendevano direttamente dalla produzione di fieno; l'inizio della piccola glaciazione fu l'alba della loro fine.

I norvegesi della Groenlandia dovevano la loro sopravvivenza alla pastorizia; i coloni inizialmente avevano sperato di poter continuare ad allevare molte mucche e maiali, le stesse specie della madrepatria. Sfortunatamente, questi animali non erano adatti all'ambiente groenlandese. I maiali, la cui carne era considerata molto pregiata, prosperavano nelle foreste norvegesi ricche di ghiande, ma finirono per distruggere l'ambiente della Groenlandia, già povero di alberi; essi, infatti, estirpavano la fragile vegetazione e rovinavano il suolo. Le mucche erano più difficili da allevare delle pecore o delle capre nel clima della Groenlandia, perché potevano pascolare soltanto durante i tre mesi estivi privi di neve. Per il resto dell'anno dovevano essere tenute al chiuso nelle stalle e nutrite con fieno e foraggio, la cui raccolta divenne l'occupazione principale dei coloni durante l'estate; la quantità di foraggio accumulato era un fattore di sopravvivenza, perché stabiliva quanti animali avrebbero potuto essere sfamati durante la stagione fredda. I Groenlandesi ricavavano dalle mucche latte con cui facevano formaggio e yogurt, rinunciare all'allevamento bovino, che richiedeva enormi fatiche ed un grande spreco di risorse, sarebbe stata una mossa sensata, ma le mucche erano anche un simbolo di prestigio sociale e nessuno era disposto a farne a meno. In Groenlandia sono ancora visibili le rovine delle stalle in cui i norvegesi tenevano le loro mucche nove mesi all'anno. Erano edifici lunghi e stretti, con muri di pietra e torba molto spessi, costruiti allo scopo di mantenere le bestie al caldo durante l'inverno. I Groenlandesi ovviamente non si nutrivano di soli derivati del latte delle mucche, l'alimentazione era integrata anche dalla caccia (soprattutto caribù e foche) e dall'allevamento di altri animali (capre e pecore), ma l'equilibrio alimentare era fragile, e sarebbe bastata una piccola variazione a determinare tragici effetti.

I vichinghi groenlandesi erano "conservatori" e preferivano seguire la strada vecchia e nota (allevamento) anziché aprirsi al cambiamento (pesca). Nel corso dei secoli, non si verificarono molti cambiamenti nello stile di vita e nel modo di approvvigionarsi il cibo. La pesca, inspiegabilmente fu abbandonata durante i primi anni di vita della colonia, e su questa decisione non si tornò più indietro (la Groenlandia è ricchissima di pesce ma per strani motivi i groenlandesi avevano sviluppato una sorta di tabù alimentare verso il pesce).

Le scelte agricole sbagliate a lungo termine ebbero un impatto disastroso sull'ambiente: la deforestazione, l'erosione del suolo e l'asportazione della copertura erbosa. Appena arrivati i vichinghi bruciarono interi boschi per creare terreni da pascolo, poi abbatterono gran parte degli alberi rimasti per procurarsi legna da costruzione (stalle) e da ardere (fuoco per l'elaborazione del latte per fare i formaggi). Le foreste non riuscirono a rigenerarsi perché gli animali da pascolo estirpavano le pianticelle appena nate e calpestavano il terreno, quando le piante erano più vulnerabili. La conseguenza più ovvia fu che i norvegesi si trovarono presto a corto di legna, e la legna serviva per fare tutto, arnesi, abitazioni, stalle, barche, armi, formaggi...  Un'altra grave conseguenza della deforestazione fu l'impossibilità di estrarre, lavorare e plasmare il ferro. La povertà di ferro ebbe riflessi su tutte le attività, dall'allevamento alla caccia, dall'agricoltura all'edilizia.

L'erosione e la rimozione del tappeto erboso lasciò la terra priva di terreni da pascolo. Il processo di erosione del suolo comincia con il taglio o con l'incendio della copertura vegetale di alberi e arbusti, che trattengono l'acqua meglio dell'erba. Una volta eliminati gli alberi e gli arbusti, gli animali domestici, in particolare mucche, pecore e le capre, brucano tutta l'erba, che si rigenera molto lentamente nel clima dell'isola. Quando la copertura erbosa è eliminata ed il terreno è esposto agli agenti atmosferici, il suolo viene trascinato via dalle piogge e, soprattutto, dai forti venti, al punto che lo strato coltivabile del suolo può essere spazzato via per ettari ed ettari, denudando intere vallate.  I norvegesi peggiorarono le cose asportando le zolle di torba dal terreno per usarle come materiale da costruzione per stalle e case e come combustibile, per far fronte alla cronica mancanza di legna. In antico norvegese la raccolta della torba è denotata con l'espressione "scuoiare i campi", efficace indicazione del danno apportato a quello che, altrimenti, sarebbe stato terreno da pascolo.

I groenlandesi, esaurirono, senza volerlo, le risorse ambientali da cui dipendevano, tagliando gli alberi, asportando zolle di torba, sbagliando gli animali da allevare e di cui nutrirsi, lasciando pascolare gli animali più di quanto il territorio potesse tollerare e provocando l'erosione del suolo. Un successivo raffreddamento del clima nel 1400 ad opera della "Piccola glaciazione", con il relativo danno ambientale che era stato provocato in precedenza dall'uomo rese difficile la sopravvivenza della società groenlandese, di cui non si hanno più notizie a partire dal 1450.

Dobbiamo quindi trovare la risposta a queste domande: cosa si dovrebbe allevare? Dove? Come? Vengono sprecate troppe risorse per l'allevamento animale? Quali sono i tipi di allevamento e gli animali che hanno un minor impatto ambientale? Che cosa dovremmo modificare nel nostro modus operandi agricolo se dovesse verificarsi un cambiamento climatico?

Spesso si dice che gli animali sono schiavi dell'uomo ma come ha dimostrato la storia con il crollo della società groenlandese può essere vero anche il contrario, spesso è l'uomo ad essere schiavo dei "propri" animali.

 

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Personal Trainer Firenze


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Dopo la mia prima settimana trascorsa a Boston mi sento di dover fare alcune riflessioni. Le cose che


Inserito da Personal Trainer Alberto Fatticcioni il Sat, 02 Jan 2010 20:09:27 GMT



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