Addio Masanobu Fukuoka


[ Pubblicato il : 23/08/2008 7.52.00 ] Filosofia del benessere Agricoltura


Masanobu Fukuoka

 

Qualche giorno fa, il 16 agosto 2008, all'età di 95 anni si è spento il "contadino-filosofo" Masanobu Fukuoka, il pioniere dell'agricoltura naturale.

Per chi non lo conoscesse  consiglio vivamente di leggere i suoi testi, nei quali oltre a preziose informazioni sull'agricoltura naturale si trovano profonde riflessioni esistenziali e filosofiche sul senso della vita:

  • La rivoluzione del filo di paglia - LIBRERIA EDITRICE FIORENTINA
  • La fattoria biologica - MEDITERRANEE
  • Lezioni italiane di Masanobu Fukuoca (a cura di Giannozzo Pucci) - LIBRERIA EDITRICE FIORENTINA

Queste per me sono state letture molto piacevoli, spero lo siano anche per voi.

Fukuoka si rapporta alla nautura ed alla terra in una maniera molto profonda; l'uomo fa parte della natura e da questa non può e deve scindersi. Alla base della sua filosofia non c'è la conoscenza della natura ma il ritorno alla natura. Secondo Fukuoka quando diciamo "conosco la natura" dimostriamo la nostra ottusità: noi possiamo solo "tornare" alla natura, non possiamo conoscerla. 

Secondo Fukuoka la filosofia avrebbe il compito di tenere sotto controllo e mettere la museruola alla conoscenza umana che spesso risulta fuorviante ed in contrapposizione con la "natura. Per Fukuoka il mondo ragiona con un profondo distacco dalla natura: nell'opinione comune "la natura esiste in quanto sono" mentre per il filosofo-contadino "sono in quanto la natura esiste". La filosofia oggi, è al servizio della scienza e dell'intelligienza.  

 

Dal punto di vista pratico, Fukuoka rifiutando la conoscenza è riuscito a coltivare senza arare la terra, senza usare macchine, trattori, combustibili fossili e senza concimi chimici. Le sue rese per ettaro sono risultate addirittura superiori rispetto all'agricoltura convenzionale. Visitando la nostra terra ha avuto l'impressione che l'agricoltura praticata in Italia sia per le vacche e per il vino, non per l'uomo. Ha anche detto:

  • "La terra sfruttata da una mucca potrebbe far vivere cento persone. Ho visto molti castelli, chiese, ville, molto belle senz'altro, ma ho il sospetto che il parassitismo di costoro abbia creato questa economia agro-alimentare".

 

Vi lascio citando alcune delle sue parole che mi sono rimaste più impresse, potete trovarle nel libro "Lezioni italiane di Masanobu Fukuoca (a cura di Giannozzo Pucci) - LIBRERIA EDITRICE FIORENTINA":

  • "L'uomo pensa, per esempio, che il treno o la macchina siano più veloci dei piedi, ed invece è il contrario. Quando fabbrichiamo questa macchina che va avanti più veloce noi perdiamo più tempo. Crediamo di aver guadagnato qualcosa se andiamo più in fretta, ma siamo portati da un vortice: più presto, sempre più presto, affannati, sempre più affannati...Quando la terra, è viva e fertile, il trattore non ha valore. Quando la terra è morta il trattore conta. Quando nella terra non c'è più potere si da valore ai fertilizzanti. Quando il nostro corpo non è più sano, si da valore alla moda dell'abito. La bellezza, la verità e la bontà sono unite nella natura; in quello che l'uomo fa invece si dividono."  

[View:http://www.youtube.com/watch?v=ugFd1JdFaE0:550:0]

http://www.albertofatticcioni.com/


Commenti



Non c'è dubbio. Ma l'agricoltura, oltre ad un ruolo economico, ha un ruolo sociale;  in ogni società stratificata gli agricoltori devono produrre un'eccedenza alimentare sufficiente a sfamare non soltanto se stessi ma anche gli altri. Senza la monocultura cerealicola questo pazzo mondo sovrappopolato non sfamerebbe tutti. Il numero dei "parassiti" non addetti all'agricoltura che può essere sostenuto, dipende dalla produttività reale agricola. Se tutti, o quasi tutti tornassimo alla terra l'agricoltura potrebbe continuare a sfamare anche senza macchine (idea di Fukuoka alla base della rivoluzione del filo di paglia). Ma se di punto in bianco le rese agricole mondiali dimezzassero o si riducessero dell'80% che cosa accadrebbe?


Inserito da AlbertoFatticcioni il Tue, 01 Feb 2011 17:01:46 GMT


Ciao, beh, sono due modi di lavorare diversi.

Con uno si gioisce vedendo la natura tornare alla vita, con l'altro, il nostro tradizionale, si lotta contro la natura.

Non mi importa tanto della produttività, quanto del rapporto sbagliato che abbiamo con la natura.

Tutti usano i trattori perchè sono dediti alla monocoltura e credono di guadagnare di più, in realtà con tutte le spese che hanno mi sa che guadagna di più un contadino naturale!


Inserito da Danx il Mon, 31 Jan 2011 20:53:21 GMT


Non c'è del male in assoluto nei trattori ma in alcuni dei loro utilizzi. Oramai la maggior parte dei contadini senza di loro non saprebbe far niente. E' anche vero che senza trattori, l'agricoltura contemporanea non potrebbe sostenere le necessità di cibo del pianeta. Per eguagliare le rese dei trattori, difficilmente potremmo coltivare più di 1-2 ettari a testa... in questo Fukuoka aveva ragione... meno meccanizzazione, più gente nei campi, più persone felici...rivoluzione della terra per la terra, "Rivoluzione del filo di paglia" .

Ti consiglio tutte le sue letture. "La fattoria biologica" è un ottimo trattato di agricoltura naturale, ma di tutti i suoi libri è quello meno filosofico


Inserito da AlbertoFatticcioni il Sun, 30 Jan 2011 17:20:00 GMT


I trattori sono la morte, c'è poco da fare, ma la gente non può non usarli perchè se non sfruttasse oltrechè la terra anche il suo ingegno si sentirebbe persa, morta, ma qua in Occidente è impossibile che la maggioranza cambi "filosofia di vita" la qua, qui, è permeata di dominio verso il diverso e verso la natura.

Ah, sto leggendo "La fattoria biologica", libro trovato in una biblioteca comunale.


Inserito da Danx il Sat, 29 Jan 2011 19:30:12 GMT



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